C'era una volta un
vecchio, in un piccolo paese, o forse era un villaggio, che sentendo avvicinarsi
gli ultimi giorni, chiama a sé il figlio più grande e gli
dice: «figlio mio, io sto per andarmene, e ho una cosa molto importante
da affidarti - e gli mette nelle mani una pietra preziosa - è tutta
la ricchezza della nostra famiglia, frutto di tanti anni di lavoro e di
sacrifici, àbbine cura e fanne buon uso. Il figlio prese
questo tesoro di famiglia e, per proteggerlo, lo sotterrò in cortile,
vicino ad un albero che gli faceva da riferimento. Quando venne il suo
turno, anchegli chiamò a raccolta suo figlio, e gli ripeté
la raccomandazione che il padre aveva fatto a lui, descrivendogli accuratamente
il luogo dove era sepolto questo tesoro. Questi lo ascoltò
con lattenzione che si riserva a chi sta morendo e, dopo il funerale,
cercò il posto indicatogli e, sicuro di averlo trovato, vi mise
sopra una pietra, per poterlo poi riconoscere. Quando venne il suo turno
chiamò anche lui suo figlio, e tutto si ripeté, compreso
il gesto di mettere una pietra per contrassegnare meglio il luogo. Molte
generazioni dopo, era ormai diventata una tradizione di famiglia, alla
morte del padre, che il maggiore dei figli andasse in cortile e mettesse
la sua pietra su quello che nel frattempo era diventato un
bel mucchio di... pietre. E tutti lo facevano con molta convinzione, e
rispetto per la tradizione, ma nessuno sapeva più il perché
di quel gesto e, soprattutto, nessuno sapeva più che cosa cera,
sotto a quella montagnola di pietre...
Sembrerà strano,
ma COOPERGAME
forse nasce proprio
da questa vecchia storiella umbra (ma potrebbe essere di qualunque altra
parte del mondo), raccontata da Piergiogio Giacché
a Ferruccio Merisi quando, partendo da unintuizione
del direttore del Censcoop Walter Williams
si stava preparando assieme quel viaggio attraverso la cooperazione che
avrebbe dato luogo allo spettacolo teatrale La Stoffa
di Fortunato. Lo stimolo era quello di immaginarsi la cooperazione
come una pietra preziosa, sepolta sotto molti anni e molte vicende, che
aspettava paziente di venir riportata alla luce. Fu così che iniziammo
a scavare... Per scrivere la sceneggiatura dello spettacolo si effettuarono
molte interviste a cooperatori, sopraluoghi nei luoghi di lavoro, improvvisazioni
e prove con gli attori, discussioni infinite. Quando alla fine lo spettacolo
andò in scena, sembrava quasi impossibile che potesse contenere
tutto quel lavoro, e che lo potesse rappresentare, nel senso di far rivivere,
ogni volta, di nuovo. Questo è il teatro. Fu difficile poi accettare
che lo spettacolo, dopo poche rappresentazioni, non andasse più
in scena. Troppo complesso muovere tante persone insieme, si disse, trovare
lo spazio adatto dove rappresentarlo, troppo costoso e complicato al di
fuori dei circuiti teatrali tradizionali. Come se quella pietra,
appena intravista la luce, ripiombasse nuovamente nel suo buco...
Fu da questi pensieri
che un giorno dellĠautunno 1994, in viaggio verso il Trentino, nacqueCOOPERGAME,
e fu quasi un patto con il diavolo. Il diavolo con cui fare
i conti, in questo caso, era il calcolatore. Lo stesso con il quale sto
ora scrivendo queste pagine. Il sacrilegio era quello di affidare
ad un supporto informatico, ad una dimensione virtuale, spersonalizzata,
i risultati di un lavoro che virtuale proprio non era. La sfida era dunque
quella di utilizzare un nuovo linguaggio, quello della multimedialità,
come supporto per i valori della cooperazione. Ovviamente non poteva non
nascerne un gioco, un game, che fosse così avvincente come lo erano
i vari war-game in commercio.
Ma con che cosa sostituire
la soddisfazione di sparare, di colpire qualcuno che scappa, di far saltare
in aria edifici, automezzi, di distruggere.... Cosa si poteva competere
con una bella guerra termonucleare... E cosa poteva venire in mente in
una splendida regione come il Trentino, se non di scegliere, come metafora
per la cooperazione, un bel viaggio in... barca. Così fu.
Le ragioni si trovarono
poi; cosa hanno infatti in comune lo stare in barca e lo stare in una
cooperativa? Se non il fatto che in entrambe le situazioni la cosa più
facile e comune è litigare. Il fascino del viaggio per mare, e
tutta la letteratura sullargomento hanno poi fatto il resto. La
barca inoltre bene rende lidea del bene comune sottinteso
allagire cooperativo, per non parlare della responsabilità
di ognuno verso questo bene, non ci si imbarca con qualcuno cui piace
giocare con il succhiello... E poi, quando qualcuno lascia la barca, mica
si porta via il suo pezzo di vela, il suo remo, qualche tavola dello scafo...
Come metafora poteva andare, ma restava il problema di come giocare.
...che deve condividere uno spazio, per un tempo
che può essere anche molto lungo.
Sarebbe quindi stato
un gioco di gruppo. Anche perché di giochi che si giocano contro
il calcolatore, oppure tra due o più giocatori, uno contro laltro,
ce nerano già, e ce ne sono ancora, molti. Il calcolatore
avrebbe quindi avuto solo il ruolo di impostare il gioco, di fornire le
situazioni, di contabilizzare un punteggio sul quale poi discutere, assieme.
Il fatto di dover
discutere tutti assieme delle scelte da fare (è una regola del
gioco), di porre al primo posto le relazioni tra le persone, e le dinamiche
che inevitabilmente ne scaturiscono, costituisce il vero valore aggiunto
di COOPERGAME
rispetto ad altri
game. E qui accade un fatto molto interessante: se il viaggio, la barca,
la rotta sono di fatto virtuali, non lo sono affatto le relazioni che
si vengono a creare tra i componenti lequipaggio. Anzi, proprio
per il fatto che si tratta di un gioco, le dinamiche che si vengono a
creare sono molto, molto reali e giocare significa sempre di più
imparare a costruire, anticipandola mentalmente, la realtà, ad
esperire, attraverso la metafora, situazioni reali anche molto complesse.
COOPERGAME
non è quindi
un gioco di simulazione, le situazioni proposte sono virtuali, ma il modo
di affrontarle da parte del gruppo è invece realissimo.
Uno dei luoghi comuni
più falsi intorno alla cooperazione è che le persone che
formano una cooperativa si scelgano tra loro. Le cooperative fatte dagli
amici del cuore in realtà non nascono mai, cè sempre
qualcuno che proprio quel giorno... ha un altro impegno. Nella finzione
del gioco lequipaggio è dato, ed è costituito, ne
più ne meno che il gruppo che ha deciso, o che si è trovato,
a giocare. Starà poi alla discussione trasformare (o confermare)
questo elemento casuale in una scelta consapevole. Una delle cose da ricordare
più spesso ai giocatori nella prima parte del gioco sarà
proprio il fatto che non si sono scelti.
è il
tema di tutto il gioco, come lo è della cooperazione reale.
Compare già
nella prima videata di COOPERGAME:
se ogni viaggio
è di per sé una piccola grande impresa, avviare e gestire
una cooperativa è senza dubbio una bella impresa,
oltre che, naturalmente, un viaggio tutto da scoprire.
In questa definizione
di bella impresa sta tutta la difficoltà, ed il fascino,
del saper conciliare quotidianamente quelle che sono le due istanze polari
della cooperazione: lĠattenzione verso obiettivi economici e la
tensione verso scopi sociali.
Il viaggio sarà
la risultante di questo equilibrio, come in questa poesia del tedesco
Reiner Kunze, che, avendo vissuto e pubblicato nelle due Germanie prima
del crollo del muro, di tensioni contrapposte evidentemente se ne intende: