[COOPERGAME-NET] gioco interattivo di educazione cooperativa   [COOPERGAME-NET] gioco interattivo di educazione cooperativa   [COOPERGAME-NET] gioco interattivo di educazione cooperativa   [COOPERGAME-NET] gioco interattivo di educazione cooperativa   [COOPERGAME-NET] gioco interattivo di educazione cooperativa

 

 

Demo

Scarica adesso il gioco!

Mandaci le tue osservazioni

 

Manuale on-line

PREMESSA

IL GIOCO

Il DOPOGIOCO

 

 

Premessa

Introduzione

Viaggio in barca

Equipaggio

Equilibrio

 

C’era all’inizio una pietra… o meglio:

C'era una volta un vecchio, in un piccolo paese, o forse era un villaggio, che sentendo avvicinarsi gli ultimi giorni, chiama a sé il figlio più grande e gli dice: «figlio mio, io sto per andarmene, e ho una cosa molto importante da affidarti - e gli mette nelle mani una pietra preziosa - è tutta la ricchezza della nostra famiglia, frutto di tanti anni di lavoro e di sacrifici, àbbine cura e fanne buon uso”. Il figlio prese questo tesoro di famiglia e, per proteggerlo, lo sotterrò in cortile, vicino ad un albero che gli faceva da riferimento. Quando venne il suo turno, anch’egli chiamò a raccolta suo figlio, e gli ripeté la raccomandazione che il padre aveva fatto a lui, descrivendogli accuratamente il luogo dove era sepolto questo “tesoro”. Questi lo ascoltò con l’attenzione che si riserva a chi sta morendo e, dopo il funerale, cercò il posto indicatogli e, sicuro di averlo trovato, vi mise sopra una pietra, per poterlo poi riconoscere. Quando venne il suo turno chiamò anche lui suo figlio, e tutto si ripeté, compreso il gesto di mettere una pietra per contrassegnare meglio il luogo. Molte generazioni dopo, era ormai diventata una tradizione di famiglia, alla morte del padre, che il maggiore dei figli andasse in cortile e mettesse la “sua” pietra su quello che nel frattempo era diventato un bel mucchio di... pietre. E tutti lo facevano con molta convinzione, e rispetto per la tradizione, ma nessuno sapeva più il perché di quel gesto e, soprattutto, nessuno sapeva più che cosa c’era, sotto a quella montagnola di pietre...

Sembrerà strano, ma COOPERGAME forse nasce proprio da questa vecchia storiella umbra (ma potrebbe essere di qualunque altra parte del mondo), raccontata da Piergiogio Giacché a Ferruccio Merisi quando, partendo da un’intuizione del direttore del Censcoop Walter Williams si stava preparando assieme quel viaggio attraverso la cooperazione che avrebbe dato luogo allo spettacolo teatrale La Stoffa di Fortunato. Lo stimolo era quello di immaginarsi la cooperazione come una pietra preziosa, sepolta sotto molti anni e molte vicende, che aspettava paziente di venir riportata alla luce. Fu così che iniziammo a scavare... Per scrivere la sceneggiatura dello spettacolo si effettuarono molte interviste a cooperatori, sopraluoghi nei luoghi di lavoro, improvvisazioni e prove con gli attori, discussioni infinite. Quando alla fine lo spettacolo andò in scena, sembrava quasi impossibile che potesse “contenere” tutto quel lavoro, e che lo potesse rappresentare, nel senso di far rivivere, ogni volta, di nuovo. Questo è il teatro. Fu difficile poi accettare che lo spettacolo, dopo poche rappresentazioni, non andasse più in scena. Troppo complesso muovere tante persone insieme, si disse, trovare lo spazio adatto dove rappresentarlo, troppo costoso e complicato al di fuori dei circuiti teatrali “tradizionali”. Come se quella pietra, appena intravista la luce, ripiombasse nuovamente nel suo buco...

Fu da questi pensieri che un giorno dellĠautunno 1994, in viaggio verso il Trentino, nacqueCOOPERGAME, e fu quasi un patto con il diavolo. Il “diavolo” con cui fare i conti, in questo caso, era il calcolatore. Lo stesso con il quale sto ora scrivendo queste pagine. Il “sacrilegio” era quello di affidare ad un supporto informatico, ad una dimensione virtuale, spersonalizzata, i risultati di un lavoro che virtuale proprio non era. La sfida era dunque quella di utilizzare un nuovo linguaggio, quello della multimedialità, come supporto per i valori della cooperazione. Ovviamente non poteva non nascerne un gioco, un game, che fosse così avvincente come lo erano i vari war-game in commercio.

 

Premessa

Introduzione

Viaggio in barca

Equipaggio

Equilibrio

 

Viaggio in barca

Già, un bel game sulla cooperazione.

Ma con che cosa sostituire la soddisfazione di sparare, di colpire qualcuno che scappa, di far saltare in aria edifici, automezzi, di distruggere.... Cosa si poteva competere con una bella guerra termonucleare... E cosa poteva venire in mente in una splendida regione come il Trentino, se non di scegliere, come metafora per la cooperazione, un bel viaggio in... barca. Così fu.

Le ragioni si trovarono poi; cosa hanno infatti in comune lo stare in barca e lo stare in una cooperativa? Se non il fatto che in entrambe le situazioni la cosa più facile e comune è litigare. Il fascino del viaggio per mare, e tutta la letteratura sull’argomento hanno poi fatto il resto. La barca inoltre bene rende l’idea del ‘bene comune’ sottinteso all’agire cooperativo, per non parlare della responsabilità di ognuno verso questo bene, non ci si imbarca con qualcuno cui piace giocare con il succhiello... E poi, quando qualcuno lascia la barca, mica si porta via il suo pezzo di vela, il suo remo, qualche tavola dello scafo... Come metafora poteva andare, ma restava il problema di come giocare.

 

Premessa

Introduzione

Viaggio in barca

L’equipaggio

Equilibrio

 

L’ equipaggio è un gruppo di persone…

...che deve condividere uno spazio, per un tempo che può essere anche molto lungo.

Sarebbe quindi stato un gioco di gruppo. Anche perché di giochi che si giocano contro il calcolatore, oppure tra due o più giocatori, uno contro l’altro, ce n’erano già, e ce ne sono ancora, molti. Il calcolatore avrebbe quindi avuto solo il ruolo di impostare il gioco, di fornire le situazioni, di contabilizzare un punteggio sul quale poi discutere, assieme.

Il fatto di dover discutere tutti assieme delle scelte da fare (è una regola del gioco), di porre al primo posto le relazioni tra le persone, e le dinamiche che inevitabilmente ne scaturiscono, costituisce il vero valore aggiunto di COOPERGAME rispetto ad altri game. E qui accade un fatto molto interessante: se il viaggio, la barca, la rotta sono di fatto virtuali, non lo sono affatto le relazioni che si vengono a creare tra i componenti l’equipaggio. Anzi, proprio per il fatto che si tratta di un gioco, le dinamiche che si vengono a creare sono molto, molto reali e giocare significa sempre di più imparare a costruire, anticipandola mentalmente, la realtà, ad esperire, attraverso la metafora, situazioni reali anche molto complesse. COOPERGAME non è quindi un gioco di simulazione, le situazioni proposte sono virtuali, ma il modo di affrontarle da parte del gruppo è invece realissimo.

Uno dei luoghi comuni più falsi intorno alla cooperazione è che le persone che formano una cooperativa si scelgano tra loro. Le cooperative fatte dagli amici del cuore in realtà non nascono mai, c’è sempre qualcuno che proprio quel giorno... ha un altro impegno. Nella finzione del gioco l’equipaggio è dato, ed è costituito, ne più ne meno che il gruppo che ha deciso, o che si è trovato, a giocare. Starà poi alla discussione trasformare (o confermare) questo elemento casuale in una scelta consapevole. Una delle cose da ricordare più spesso ai giocatori nella prima parte del gioco sarà proprio il fatto che ‘non si sono scelti’.

 

Premessa

Introduzione

Viaggio in barca

Equipaggio

L’equilibrio

 

L’ equilibrio…

…è il tema di tutto il gioco, come lo è della cooperazione reale.

Compare già nella prima ‘videata’ di COOPERGAME:

se ogni viaggio è di per sé una piccola grande impresa, avviare e gestire una cooperativa è senza dubbio una ‘bella impresa’, oltre che, naturalmente, un viaggio tutto da scoprire.

In questa definizione di ‘bella impresa’ sta tutta la difficoltà, ed il fascino, del saper conciliare quotidianamente quelle che sono le due istanze polari della cooperazione: l’Ġattenzione verso obiettivi economici e la tensione verso scopi sociali.

Il viaggio sarà la risultante di questo equilibrio, come in questa poesia del tedesco Reiner Kunze, che, avendo vissuto e pubblicato nelle due Germanie prima del crollo del muro, di tensioni contrapposte evidentemente se ne intende:

Remano due

Remano due

una barca,

l’uno

conosce le stelle,

l’altro

le tempeste, guiderà l’uno

attraverso le stelle,

guiderà l’altro

attraverso le tempeste,

e alla fine proprio alla fine

il mare nel ricordo

sarà blu